Un team di archeologi dell’Università della South Florida aveva annunciato, poco tempo addietro, di aver fatto una scoperta sensazionale a Monte San Calogero (Sciacca, Agrigento), riportando alla luce contenitori ceramici contenenti tracce di un vino prodotto 6000 mila anni fa in Sicilia (qui per tutti i dettagli). La scoperta, giudicata come epocale per una nuova rilettura della storia della Sicilia preistorica, è stata ridimensionata dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Agrigento.

La Soprintendenza ha diramato un comunicato, pubblicato anche su Facebook tramite la pagina ufficiale dell’istituzione, in cui si  spiega come stiano realmente le cose. La scoperta archeologica di Monte San Calogero è stata realmente fatta, ma il vino eventualmente ritrovato non a 6000 anni fa.

 

Nella nota si specifica che: campioni delle tracce di vino rinvenute nei contenitori sono state esaminate sia nei laboratori dell’Università di Catania sia in quelli dell’Università della South Florida. I risultati ottenuti parlano della presenza di tartaro di sodio, riconducibile sì al vino ma potenzialmente non solo ad esso. Ci sono numerose casistiche all’interno delle quali si può ricondurre la presenza del tartaro.

Tutto questo viene scientificamente spiegato in un articolo dal titolo “1H-1H NMR 2D-TOCSY, ATR FT-IR and SEM-EDX for the identification of organic residues on Sicilian prehistoric pottery”. La nota della Soprintendenza tende a chiarire esplicitamente che dopo la pubblicazione del citato articolo, e senza minimamente accordarsi con l’istituzione siciliana, l’Università della South Florida ha rilasciato le dichiarazioni false e fuorvianti in cui si parla di un vino prodotto 6000 anni fa.

In sostanza, quindi: nei contenitori ci sono tracce di tartaro di sodio, possibilmente riconducibili alla presenza di vino ma non solo a quella. Non è sicuro che i contenitori di Monte San Calogero contenessero vino. Qualora indagini successive riescano a provare la presenza della bevanda alcolica, si tratterebbe di un vino databile a 2300 anni fa e non a 6000 come detto dagli studiosi americani. Il contesto di provenienza della scoperta è perfettamente databile a 2300 anni fa e la teoria dello stravolgimento cronologico è frutto di fantasia.