Il Krav Maga è un’arte marziale nata negli anni Sessanta, adottato all’inizio dalle forze di difesa israeliane, ma oggi è diffuso anche in Europa e negli Stati Uniti. Ma che cosa si sa di questa pratica? Come è nata?

La sua storia e le sue caratteristiche

La nascita di questa arte marziale si deve a Imi Lichtenfeld (1910-1998), militare israeliano nato a Budapest, in una famiglia ebraico-ungherese, praticò fin da piccolo diversi sport, e mise a punto nuove tecniche di lotta, assieme ad altri, dopo che iniziarono le persecuzioni naziste. In seguito, emigrò in Israele per sfuggire all’Olocausto, entrando nel neonato esercito di Israele.

Negli anni Sessanta, dopo aver lasciato l’esercito, iniziò ad adattare il Krav Maga alla difesa personale, sia per i poliziotti che per i civili, di entrambi i sessi, istituendo anche due scuole. Nel 1978, istituì la IKMA (Israeli Krav Maga Association), associazione volta a promuovere questa pratica in Israele.

Oggi, il Krav Maga è praticato in diverse palestre del mondo. In Europa è arrivata negli anni Novanta, ed in Italia, oltre a essere presente in vari centri sportivi, a livello sperimentale è stato proposto anche in alcune scuole, come il Liceo Aprosio di Ventimiglia.

Le sue caratteristiche e principi base

Questo sistema di combattimento ha origine da altri tipi di lotte, come la boxe, il wresting, l’aikido, il karate, etc. Esso è una pratica di lotta a mani nude, e consiste nello sferrare l’attacco in alcuni parti sensibili del corpi, ossia la gola, gli occhi, i genitali, etc. E’ ovvio che non è il genere di lotta che si può praticare come sport, in quanto bisogna colpire parti del corpo che non si dovrebbero mirare in una gara, ma è adatta per fronteggiare situazioni difficili, come autodifesa, anche sotto la minaccia di armi da fuoco, ed anche la difesa deve sempre essere paragonata all’offesa. Ci sono, poi, delle versioni indirizzate anche a donne, bambini ed operatori della sicurezza.

Tra i principi base del Krav Maga comprendono:

  • l’attacco e la difesa in modo simultaneo, tramite mosse semplici e ripetibili;
  • sviluppare l’aggressività fisica, da non confondere con la rabbia o l’aggressività emotiva;
  • colpire l’avversario fino a renderlo inerme, usando non solo le mani, ma anche degli oggetti a portata di mano;
  • indirizzare gli attacchi a parte sensibili, come è già stato detto prima;
  • essere consapevoli dell’ambiente che ci circonda, in modo da non essere intralciati durante la lotta;
  • riconoscere la risposta istintiva anche sotto stress.
  • non esistono limiti, in quanto è una pratica di difesa.

Anche quest’arte marziale comprende, come il karate, delle cinture che indicano il proprio livello: si comincia con quella bianca, che è per chi è agli inizi, per poi passare a quella gialla, arancione, verde, blu, marrone e nera.

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