Secondo la legge italiana, si può definire bullismo una forma di violenza fisica, verbale e psicologia intenzionale e ripetuta nel tempo da parte di una o più persone nei confronti di un’altra, al fine di provocargli dei danni, fisici o psicologici. Ma come si contrasta? Cosa prevede la legge?

Il fenomeno del bullismo

Secondo l’Istat, i subire il bullismo una o più volte a settimana, in Italia, sono circa il 9,9 % delle ragazze e l’8,5 % dei ragazzi, tutti tra gli 11 e i 17 anni. Nell’ambiente scolastico, il bullismo si manifesta con offese, insulti, parolacce, derisione del proprio aspetto fisico, diffamazione, aggressioni fisiche ed esclusione.

Sempre più frequente è anche il fenomeno del cyberbullismo, in cui il bullo può mantenere l’anonimato e molestare i suoi compagni tramite il web. I ragazzi che sono soggetti a cyberbullismo presentano alcuni comportamenti specifici, come l’uso eccessivo di internet, il chiudere le finestre del computer quando il genitore entra in camere, il rifiuto di usare internet, lunghe chiamate al telefono, disturbi del sonno e dell’alimentazione o disturbi psicosomatici, come mal di pancia o di testa, una bassa autostima, mancanza di interesse verso quello che fanno i compagni ed altri comportamenti insoliti.

Ci sono delle forme di bullismo tra gli adulti, in particolare sul posto di lavoro, ossia il mobbing, ed esso si può manifestare tramite un’aggressione, sempre verbale o fisica, che si protrae nel tempo, associata all’impossibilità di difendersi. Ci sono due tipi di mobbing: quello verticale, in cui è il datore di lavoro è il “bullo”, e quello orizzontale, fatto dai colleghi.

Cosa fare

Se si accorge che il proprio figlio è vittima di bullismo, è importante rivolgersi ai funzionari scolastici, cercando di far capire al proprio figlio come rispondersi e a fidarsi degli adulti, supportandolo anche nelle attività a cui è interessato. Se è il proprio figlio, ad essere un bullo, bisogna stabilirli dei limiti, cercando di essere modelli positivi. In entrambi casi, è sempre utile rivolgersi ad uno psicologo.

Per il cyberbullismo, è necessario rivolgersi al Commissariato di Polizia Postale, in quanto è a tutti gli effetti un reato, e se il cyberbullo ha più di quattordici anni, i ragazzi sono penalmente imputabili e passabili di arresto, ed il sito o pagina con cui ha minacciato la vittima deve essere oscurato entro quarantotto ore dalla denuncia.

Anche il mobbing è un reato ed è necessario denunciarlo. Le prove del mobbing, oltre a video o audio registrati possono essere anche certificati medici, che provano danni alla salute, fisica o mentale. La querela, che deve essere presentata entro tre mesi dall’ultimo atto illecito, si può presentare tramite dichiarazione scritta o verbale presso la Polizia di Stato, i Carabinieri o la Procura della Repubblica (in quest’ultima va depositato direttamente l’atto di denuncia), con o senza l’assistenza di un legale.

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