Grigorij Ivanovič Šiltjan, noto con il suo nome italianizzato Gregorio Sciltian, è stato un pittore armeno del Novecento. Per saperne di più su di lui e sulle sue opere, si può continuare a leggere questa pagina.

La sua biografia

Gregorio nacque il 20 agosto 1900 nella città armena di Nakhichevan-na-Donu, che si fuse poi con la città Rostov sul Don, da padre avvocato e una madre che discendeva da una famiglia armena benestante, che opera nel settore industriale. Studiò, poi, all’Accademia di San Pietroburgo e già da adolescente fu influenzato dalle avanguardie cubofuturiste.

Nel 1919 si stabilì a Costantinopoli, in seguito alla Rivoluzione di Ottobre, e poi si recò a studiare a Vienna le opere del Rinascimento italiano. Nel 1922 si trasferì a Berlino è sposò Elena Boberman, recandosi poi in Italia, dove aprì uno studio a Roma, dove partecipa alla Biennale di Venezia nel 1926. Negli anni seguenti partecipò ad altre fiere in Europa, ritornando in Italia nel 1934, stabilendosi nel 1941 a Roma, esponendo sempre le sue opere, anche durante la guerra. Dagli anni Cinquanta realizzò anche dei costumi per spettacoli teatrali.

Negli anni Sessanta, si dedica a soggetti religiosi e ad opere di editoria, pubblicando anche dei libri autobiografici. Morì a Roma il 1° aprile nel 1985, dove venne sepolto nel cimitero acattolico. Sulla sua lapide, è riportata questa sua frase: “L’unico vero e supremo scopo dell’arte della pittura è stato e sarà sempre quello di ottenere l’illusione della realtà”.

Le sue opere

Dai quadri di Sciltian si può intravedere sicuramente un’impronta futuristica, anche se le sue opere degli anni Venti richiamano il Realismo Seicentesco, con le sue nature morte e soggetti di vita quotidiana. Arrivato in Italia, viene introdotto dai fratelli De Chirico ad alcuni venditori d’arte interessati a questi suoi quadri.

Tra i suoi quadri, si possono citare: lo Studio in musica (1930), Il pensatore (1940), il Trompe l’oeil di San Glisende, San Francesco (1982), Il navigatore, Due Gioconde, Un Velo, La cabina del capitano, il Trompe l’oeil veneziano, Pagine di storia, Natura morta al peperoncino (1983) e molte altre opere.

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