Nella storia romana, non si può non menzione Catone Uticense, avversario di Cesare, ma chi era sua moglie Marzia, donna simbolo della romana virtù? Per cosa è nota? Quali autori l’hanno descritta?

La sua biografia

La seconda moglie di Catone nacque nel 62 a.C., e non si sa molto della sua biografia, se non che fosse figlia di Lucio Mario Filippo, prima dei matrimonio, ma si sa che gli ha dato due figli.

Il suo matrimonio, non fu certo semplice. Infatti, sembra che il marito l’abbia “ceduta” a scopo procreativo all’oratore Quinto Ortensio Ortalo (pratica concessa nel diritto romano e non rara presso i ceti elevati), che la sposò nel 56 a.C., ma dopo la sua morte, avvenuta sei anni dopo, risposò di nuovo Catone.

Nonostante questa pratica, tramite le testimonianze storiche, sembra comunque che Catone fosse innamorato della moglie. Secondo quanto riporta Plutarco, ad esempio, Catone voleva dare ad Ortolano in sposa la figlia Porzia, ma lei era sposata, ed il retore fece pressioni su Catone ed allora acconsentì a cedergli la moglie. Lucano, poi, riporta che fosse stata Marzia a proporre nuovamente a Catone di sposarlo, dopo il matrimonio di Ortensio.

Marzia secondo gli autori moderni

A parlare di Marzia, non furono soltanto autori romani. Persino Dante la citò sia nel Convivio, in cui il sommo poeta accenna proprio come tornò dal primo marito, dopo il funerale del secondo, che nella Divina Commedia, in cui la collocò nel Limbo degli spiriti magni (quarto canto dell’Inferno).

Oggi, non sono pochi gli storici e i letterati che la citano, per descrivere soprattutto come nelle scelte matrimoniali le donne romane, anche se di ceto elevato, non avessero ruolo. In particolare, Eva Cantarella cita l’episodio di Marzia e Catone ne Matrimonio e sessualità nella Roma repubblicana: una storia romana di amore coniugale.

Sebbene Marzia si ritrovasse ad essere una “merce di scambio”, come possono pensare molti al giorno d’oggi, lei era un esempio di come dovrebbe essere una donna romana virtuosa, che ha compiuto il suo dovere fino in fondo, con dignità e rispetto. Marzia non è quella che si definisce una “Lupa” (ovvero una prostituta), anche se venne ricompensata anche economicamente, in quanto erede delle ricchezze di Ortensio, al momento della sua morte.

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