In questi giorni di Pasqua era stata prevista la caduta della stazione spaziale cinese Tiangong 1 che, però, non è avvenuta in Italia.

L’ipotesi che frammenti di stazione spaziale potessero cadere sull’Italia nei giorni di Pasqua era stata confermata da tutti gli istituti di astrofisica del mondo.

Fortunatamente questa ipotesi non si è verificata e l’Italia non è stata bersaglio di alcun frammento caduto.

Quali erano i rischi?

I rischi maggiori sembravano poter esserci per le regioni meridionali e soprattutto per l’isola di Lampedusa.

La stazione spaziale, infatti, aveva già mostrato un cambiamento di rotta che sembrava portarla più verso il sud e verso il mare.

Già fin dalle prime ore dall’annuncio la psicosi aveva invaso i social e la paura che l’impatto potesse essere di importante entità era reale.

In realtà le probabilità erano davvero molto poche fin dall’inizio ma, essendoci anche una sola remota possibilità di impatto, le stazioni spaziali avevano dovuto avvertire per tempo i paesi interessati, tra cui l’Italia.

Dov’è caduta Tiangong 1?

Se inizialmente nel mirino sembravano esserci le regioni dell’Italia del sud e l’Emilia Romagna nella notte tra l’1 e il 2 aprile questo pericolo è stato fugato.

La caduta, infatti, è avvenuta nella notte nell’Oceano Pacifico e nessun detrito ha colpito la terra ferma.

La prima parte di detriti staccatisi dalla stazione spaziale ha terminato la sua corsa al largo dell’Oceano Indiano e solo una seconda parte sono caduti nell’Oceano Pacifico.

La stazione spaziale, infatti, si è incendiata a contatto con l’atmosfera e molte sue parti sono andate completamente distrutte.

Solo qualche detrito molto piccolo e di poca importanza ha resistito all’impatto con l’atmosfera.

E’ probabile che i detriti caduti siano talmente di piccola dimensione che non si sarà in grado di recuperarli.

L’istituto spaziale cinese ha fatto sapere che provvederà a non far accadere più una situazione simile che potrebbe mettere a repentaglio l’incolumità dei cittadini di alcuni paesi.